opinioni Teatro
A quale incrocio la curiosità si è persa per strada?
16 ottobre 2016
0
, , ,

Strane cose, tristi cose scriverebbe un amico. E strane e tristi lo sono davvero.

Succede questo. A Messina esiste un ensemble di drammaturgia sperimentale che si chiama EsosTheatre. Il Teatro degli Esoscheletri. Nato nel 2011, ha ottenuto un crescente interesse e un grande consenso da parte del pubblico. Non ci sono mai meno di 200 spettatori ad una performance di EsosTheatre. Che, per chi se ne intende, è un fatto straordinario, in particolare per il teatro innovativo, non catalogabile in un genere noto ai più. Ma c’è anche altro. Questo pubblico è il pubblico che tutti i teatri rincorrono, spesso invano – e lo sottolineo senza tema di smentita. Gli spettatori sono in gran parte giovani, sono la prossima generazione di pubblico teatrale, sono quelli che si cerca altrove di coinvolgere abbassando i prezzi e offrendo abbonamenti ad hoc. E non è tutto. Questo pubblico è non solo consolidato ma anche in costante aumento.

Dunque, EsosTheatre è – anzitutto – un fenomeno sociale da considerare con attenzione.

In quanto alle performance, alla cosiddetta offerta, agli spettacoli proposti si ricordano cinque/sei recensioni su un totale di undici titoli proposti. Io ne ricordo in particolare una negativa (su Antigone) e, secondo me, in quel caso, le critiche sono state ampiamente meritate, e due molto positive, su Il Figlio dell’Uomo e su Creonte, the black rock tragedy (Gazzetta del Sud, 16 dicembre 2015).

Per il resto, semplicemente, i giornalisti, i critici, pur ampiamente invitati, non vengono a vedere gli spettacoli e non ne scrivono. Mi chiedo da anni come mai. Io sono – purtroppo – obbligata a non scrivere, su questo ensemble, perché ne curo la comunicazione e sarebbe davvero increscioso che firmassi anche una recensione. Ma davvero mi devo trattenere, ogni volta … ogni volta, mi urge dentro la voglia di comunicare impressioni e rimandi, di tentare decodifiche e ipotizzare prospettive, di raccontare – soprattutto – quello che accade tra il pubblico, le lacrime di commozione, gli sguardi stupefatti, la permanenza degli spettatori in platea molto oltre la chiusura del sipario, le domande, i commenti, gli abbracci, i “grazie” lanciati al regista Sasà Neri, alle due coach Agnese Carrubba e Claudia Bertuccelli, agli Esoscheletri tutti …

Immagino che non facendo pubblicità, EsosTheatre si sia tagliato fuori dai circuiti di interesse delle testate. E non è un’accusa. I giornali – web tv radio cartacei, quotidiani e periodici, specialisti e generalisti – vivono di pubblicità, sono aziende, non mi scandalizza affatto se in assenza di pubblicità una testata sceglie di non “lanciare” uno spettacolo, di non darne notizia, di non chiamare a raccolta potenziali spettatori. Mi scandalizza, davvero tanto, invece, che non si colga il fenomeno in sè e che non si facciano recensioni, ex post. Il fenomeno è straordinario, nel senso che si inscrive nel tessuto cittadino come una sorta di anomalia statistica. EsosTheatre è apparentemente difficile, non ha star, non propone titoli noti, sottopone il proprio pubblico ad una serie di stranezze (per The Line, per esempio, c’era un tetto massimo di spettatori ammessi e molti sono rimasti fuori perché il tetto si è raggiunto già con le prenotazioni). In quanto alle recensioni, esse impattano assai poco sul lato meramente commerciale della vicenda, e soprattutto sono per la Compagnia, per qualsiasi compagnia, una incognita assoluta. Non è detto che al critico lo spettacolo piaccia. Nè è detto che cià che scrive il critico, quand’anche fosse positivo, rappresenti qualcosa condivisa dal resto del pubblico.

Ma quello che davvero mi scandalizza, da giornalista, quello che davvero mi allontana emotivamente dalla categoria professionale alla quale appartengo è che i giornalisti non vengano a vedere gli spettacoli. Mille e una volta a me è capitato, in tempi in cui il web praticamente non esisteva, e dunque io davvero sapevo che non avrei potuto far niente, di andare a vedere mostre, spettacoli, concerti, e, negli anni successivi, anche flashmob, performance, improvvisazioni. Ci andavo solo per il piacere di cogliere ciò che si muoveva. Sapendo quanto fosse importante, per me cittadina e per me giornalista, entrare dentro quei percorsi, quei movimenti, quelle idee, quelle sensibilità.

Oggi per comunicare la propria opinione non è più indispensabile avere uno spazio in pagina. Ci sono blog, social, c’è il web. Se un critico avesse voglia di vedere uno spettacolo ma non avesse l’ok dalla propria redazione per la pubblicazione di una recensione, potrebbe – sic et simpliciter – scriverne sul proprio profilo Facebook, su Twitter, su un proprio blog … Dov’è finita la curiosità che anima per definizione questo mestiere? Questa è la domanda.

Iria Cogliani

Le foto della gallery sono state scattate da Maurizio Di Fiore durante lo spettacolo The Line di EsosTheatre.

Vedi anche:

Auretta Sterrantino | CENERE. Per una poetica dell'impossibile

Strane cose, tristi cose scriverebbe un amico. E s...

continua

Teatro, streaming e altre parole che non dovrebbero far paura

Strane cose, tristi cose scriverebbe un amico. E s...

continua

Aldo Rapé | Pinuccio. Storia di un caruso

Strane cose, tristi cose scriverebbe un amico. E s...

continua

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *