Recensioni Teatro
Casa degli alfieri | Tempi maturi
16 febbraio 2019
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di Leonardo Mercadante

Tempi Maturi - De Mandato, Arrigazzi e Visconti - Teatro delle Moline - Leonardo MercadanteBologna – Tempi maturi è un monologo andato in scena il 12 e 13 febbraio al Teatro delle Moline. Sono le 20 e 30 e i pochi posti sono tutti occupati. Lo spettacolo tarda a iniziare. In scena c’è una bicicletta e un rullo, di quelli usati dai ciclisti per il riscaldamento pre-gara. Finalmente le luci si affievoliscono. A prendere la scena è Emanuele Arrigazzi che trasporta la bicicletta sul rullo e con l’aiuto di un assistente la inforca e inizia a pedalare. L’effetto è piuttosto singolare, come vedere un equilibrista sul filo. Da qui in avanti il suono degli pneumatici sul metallo sarà un costante sottofondo. Le premesse dello spettacolo sono interessanti. Illuminato da uno spot di luce verde, Il nostro protagonista sembra un misto tra un equilibrista e un criceto su una ruota. Nelle sue parole, nei suoi ricordi, nella sua intera vita, corre e corre solo per restare fermo nello stesso punto. Un attore che non ha il coraggio di competere, un ciclista amatoriale – non dilettante – in preda a un’ansia da movimento che non porta da nessuna parte. L’accademia, i provini, le donne, i colleghi, le persone attorno a lui, è in conflitto con tutti e non riesce a comunicare con nessuno. Per vivere ha bisogno di un sellino e di due ruote, solo lì riesce a trovare qualcosa che lo ripaghi dei suoi sforzi. Costante è per lui il complesso di inferiorità. Costante come il suono degli pneumatici sul rullo. Tutti attorno a lui sembrano avere una marcia in più mentre lui, di marce, ha solo quelle del cambio. Il testo è un lavoro di autobiografia condivisa e frammentata, Allegra De Mandato, autrice, scrive: “Una storia che, scrivendola, è diventata anche un mio autoritratto obliquo dove quella del protagonista si scinde, come mai mi era capitato prima, nella mia di autrice e in quella dei personaggi che man mano s’incontrano. Egli è perciò al contempo protagonista e testimone, avversario e gregario delle vicende che lo sfiorano.” Per quasi un’ora Arrigazzi pedala, suda e trasuda, spurgando veleno, amarezze e asprezze. Racconta una storia che non è di riscatto sociale come quella di un suo amico d’accademia né di vittoria come quella del calciatore a fine carriera che finge di intervistare. È un impostore? Crede di esserlo? Difficile a dirsi. I pochi affetti della sua vita – il padre e l’ingegnere con cui corre tutti i giorni – si ammalano di cancro, tutto intorno a lui sembra una voragine dalla quale fuggire. Il testo rimbalza come un flipper tra le metafore sportive e la vita di un attore contemporaneo che combatte contro sé stesso. Un rimbalzare senza scopo, vittoria o meta, scandito dalla voce aspra e ben udibile di Arrigazzi che non perde mai il ritmo e prosegue imperterrito senza rallentamenti né particolari guizzi. Molto interessante il disegno luci – di Fabrizio Visconti – che si alterna ora proiettando la sagoma del protagonista, ora restituendone l’ombra solitaria. La perdita della figura paterna potrebbe essere la chiave di lettura di questo monologo macinato per cinquanta minuti da un attore e atleta che fatica a trovare la sua collocazione nel mondo e alla fine – senza però troppa convinzione – sembra trovare nell’essere padre l’unica svolta della sua vita, lo scopo ultimo inseguito in un costante pedalare che non porta da nessuna parte. Finisce all’improvviso Tempi Maturi, senza impennate né acrobazie, tra mentori inutili e donne “scopate” per paura della solitudine. Vediamo la squadra che ne ha permesso la realizzazione. Testo di Allegra de Mandato. In scena Emanuele Arrigazzi. Regia di Emanuele Arrigazzi e Fabrizio Visconti. Disegno luci di Fabrizio Visconti. Video e fotografie di Cecilia Brugnoli. Progetto grafico Mauro De Clemente. Produzione Casa degli alfieri.

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