Recensioni Teatro
Claudio Milani | Voci
13 febbraio 2019
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di Leonardo Mercadante

Claudio Milani - Voci - Teatro Testoni - 10 febbraio - Leonardo MercadanteBologna – Vincitore di Festebà 2011 e di Piccoli Palchi ERT Friuli Venezia Giulia 2012, “Voci” è uno spettacolo della durata di cinquanta minuti, per bambini tra i tre e gli otto anni, andato in scena domenica 10 febbraio al Teatro Testoni. Ci sono tanti piccoli in platea, con madri, padri e accompagnatori a seguito. Sul palco c’è un uomo. È Claudio Milani. Alla sua destra c’è un pallone rosso appeso alla graticcia con un nastro di raso e alla sua sinistra, sorrette da piedistalli in ferro, delle casette in carta velina che ricordano tanto i disegni dell’infanzia. Con voce calma e autorevole Milani invita i grandi a spegnere il cellulare e i piccoli ad ascoltare. Le luci in sala si spengono al “tre”, tutto può cominciare.
Nell’introduzione Milani fa la sua dichiarazione d’intenti, parlare della voce. Ognuno ha la propria e prenderci confidenza, che tu sia un adulto o un bambino, è una delle cose più difficili al mondo. Claudio Milani è un abile narratore e la voce è il suo primo strumento. Una voce chiara, limpida, che arriva a tutti, che si fa ascoltare senza imporsi. Con lui i bambini ridono, interagiscono, rispondono vivacemente e con educata curiosità. Milani è padrone della semplice ma suggestiva scena e instaura con i bambini un rapporto di fiducia. Ci spiega che con la voce urliamo, ridiamo, sussurriamo e comunichiamo. Ci spiega che la voce è il nostro più prezioso strumento per stare al mondo ma che troppo spesso ce ne dimentichiamo.
Il testo di Francesca Marchegiano inizia con due identità non identiche. Due principesse gemelle uguali in tutto tranne che per ciò che hanno dentro, la voce. Una voce che esprime la loro interiorità. La gentilezza della Principessa Buona, premurosa e cortese nei confronti di tutti e l’arroganza della Principessa Cattiva, con le sue urla e la sua sgarbatezza. Un giorno, alle porte del loro castello, viene lasciato un bimbo a cui viene dato il nome di Pietro. Pietro è un bambino dalla voce magica, che tramuta i desideri in realtà. Bramosa di questo dono e di essere incoronata regina, la Principessa Cattiva decide di divorare il bambino per poter “acquisire” il suo dono ma, per lo spavento, Pietro si ammutolisce. Terrorizzato, dovrà intraprendere un cammino per tornare in possesso del suo talento. Nel frattempo, per salvarlo dalla vorace sorella, la Principessa Buona rinuncia al trono e scappa con Pietro. Divenuta una povera mendicante, le viene data una casetta nel bosco dove poter crescere il proprio figlio adottivo e prepararlo al giorno in cui finalmente dovrà affrontare la Principessa Cattiva, nel frattempo divenuta un’orchessa divora bambini. È con tre storie e il gioco del “toc-toc” che la mamma insegnerà al piccolo quelle cose che chiunque dovrebbe sapere. Con la prima storia, quella del bambino di carta, Pietro impara che chiudersi al dolore significa chiudersi anche alle cose belle che la vita può darci. La scena è costruita con semplicità e funzionalità; la voce della mamma, registrata e interpretata della cantante lirica Beatrice Palumbo scioglie il cuore mentre Milani narra armato semplicemente di un omino di carta.
La seconda storia è quella del Regno dei Papà. Il meccanismo d’innesco sarà lo stesso: “Toc toc!”; “Chi è?”; “Una storia tutta per te”; (cantato) “Corri salta dammi le mani/ le parole sono aeroplani/ vola in alto senza paura/ stai vivendo un’altra avventura”. Nel regno dei Papà, il protagonista, alla ricerca del proprio, dopo aver fatto quattro delle cinque domande a lui concesse, scopre che suo padre è il più grande inventore del mondo e che sta per volare sulla luna. Davanti alla casa che si libra nel cielo usa la sua ultima domanda: “Come si fa a volare?” E da dentro la casa una voce risponde: “Non smettere mai di sognare”. Milani stacca dal piedistallo una delle casette. È un palloncino ad elio ricoperto di carta velina che vola oltre la graticcia fra gli “oh” generali. Nella terza fiaba, in un regno dove tutto è giallo, al Re Giallo nasce un figlio blu. Il Re Giallo prova vergogna per questo figlio non “normale” e decide di nasconderlo. Un giorno, giocando per caso con un altro bambino, il bambino blu scopre che il suo compagno di giochi è arancione. Il Re, accortosi dei due “anormali” ordina alle guardie di ucciderli ma improvvisamente tutte le guardie, i cortigiani e i servitori accorsi si tolgono i vestiti gialli, mostrando i loro mille e più colori. Dopo aver mandato il Re Giallo in pensione, Il regno diventa un regno arcobaleno dove tutti sono diversi nessuno dovrà sentirsi non “normale”. In questa storia Milani salta da un cono di luce all’altro per impersonare il Re Giallo, il bambino blu e quello arancione. Alla fine, le casette vengono illuminate dei colori dell’arcobaleno.
L’ultima fiaba si riallaccia alla prima (quella delle due principesse) mostrando così la struttura ciclica della narrazione. La Principessa Cattiva ha ormai raggiunto Pietro e può divorarlo. Pietro cerca l’aiuto della madre ma il pallone rosso si stacca e cade. Il significato drammaturgico è evidente. La sua mamma non c’è più. Pietro viene allora divorato ma, nella pancia della Principessa Cattiva, mentre sente gli altri bambini piangere, ricorda le parole della madre: “La voce che hai dentro sarà sempre libera, e nel cuore tu hai una canzone”. Pietro finalmente affronta la paura e canta. Canta e con la sua voce magica ordina agli animali del bosco di uccidere la Principessa Cattiva che, non capace di controllare una voce non sua, urla “Cavatemi gli occhi e squarciatemi la pancia”. Milani chiede ai bambini seduti di dire a voce alta il proprio nome, e lo ripete aggiungendo: “Sei libero/a!”. Per ogni bambino un palloncino ad elio ancorato al palco si libra in aria, finché tutti i bambini in sala non hanno urlato il proprio nome contemporaneamente. Pietro ha scoperto la canzone che aveva nel cuore, la Principessa Cattiva è morta e lo spettacolo è finito. Alla fine Milani rimane a parlare con i suoi piccoli spettatori che si avvicinano in massa.
Suggestivo, semplice, evocativo, “Voci” è uno spettacolo per grandi e per piccini capace di dire cose importanti con un linguaggio leggero e che non ha paura di affrontare temi importanti come la morte e l’accettazione del diverso, permettendo una lettura su più livelli che lascia arricchito chi lo guarda a prescindere dalla fascia di età. Ecco la squadra che ne ha permesso la realizzazione. Narrazione di Claudio Milani; Testo Francesca Marchegiano; Illustrazioni e Scene; Elisabetta Viganò, Armando Milani; Musiche e canzoni Sulutumana, Andrea Bernasconi; Cantante lirica Beatrice Palumbo; Luci Fulvio Melli; Fotografie di Scena Paolo Luppino; Produzione MOMOM (Como, www.momom.it).

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