Recensioni Teatro
Antonio Calenda -Tutto il mondo è palcoscenico
23 gennaio 2017
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Il teatro è una rappresentazione che mettiamo in scena per capire meglio la vita reale

Cinquantacinque anni di carriera, di memorie, di riflessioni raccontati – donati – alla rassegna di QAProduzioni, al  pubblico di Messina, a quel cartellone, “Atto Unico”, che non casualmente si intitola “Omaggio ai Maestri”. Ma stavolta l’omaggio è di un Maestro di teatro al Teatro stesso.

“Il teatro è una rappresentazione che mettiamo in scena per capire meglio la vita reale” dice infatti Antonio Calenda, in scena al Savio con “Tutto il mondo è palcoscenico”, una prima assoluta che è un vero e proprio dialogo con la platea, fatto di parole e di suggestioni con le note di Filippo La Marca al pianoforte come colonna sonora, anch’essa emozionante.

Carismatico, autoironico, graffiante, Calenda racconta il dietro-le-quinte di una intera esistenza. E tra aneddoti e considerazioni, la sua narrazione diventa – quasi inevitabilmente – una Lectio Magistralis. Tanto che ad ascoltarlo e ad applaudirlo sono tanti “addetti ai lavori”, studiosi di teatro, esperti, critici – un pubblico particolarmente consapevole che nemmeno un allerta meteo sempre sul punto di essere lanciato riesce a scoraggiare. Con loro, alcuni giovani, allievi attori e attori, ai quali QA ha dedicato, per questo appuntamento, uno sconto speciale perché – come spiega Auretta Sterrantino, direttore artistico di “Atto Unico” – “è molto importante che in questo momento chi studia teatro o è vicino a questo mondo abbia l’pportunità di seguire uno spettacolo che vede sul palco qualcuno che il teatro l’ha fatto per mezzo secolo, in qualche modo dettandone anche le regole”.

Calenda ruba qualche verso introduttivo e conclusivo a Shakespeare, ma per il resto semplicemente regala sé stesso e la sua esperienza, i ricordi di una vita che l’hanno visto accanto a giganti della drammaturgia, con messinscene che hanno spaziato dal teatro greco classico fino ad autori come Brecht, Pinter e Miller. Non una rappresentazione con trama quindi, ma una vera e propria conversazione con il pubblico in cui c’è tempo per riflettere sulla funzione del teatro, sui suoi obiettivi e, con rammarico, sui segnali di decadenza colti talvolta nel panorama attuale.

Dalle sue dichiarazioni d’amore per la Sicilia – il regista rievoca spesso le numerose produzioni realizzate a Siracusa e il suo periodo di direttore artistico allo Stabile di Catania – passando ad un pensiero dedicato all’Abruzzo in questi giorni tristemente devastato da una natura avversa, Antonio Calenda veste il ruolo di maestro senza assurgere a quello pretenzioso di “professore”, lasciando il pubblico un po’ più ricco di come lo ha incontrato.

Maddalena Mannino

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