Presentazioni
Libri | Antonio Fusco: “Alla fine del giorno”
5 giugno 2019
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di Leonardo Mercadante

Bologna – Quando nel 2014 l’allora cinquantenne Antonio Fusco, capo della Squadra mobile della questura di Pistoia, ha esordito con il giallo “Ogni giorno ha il suo male”, edito dalla fiorentina Giunti, forse tutto questo successo non se lo aspettava. Forse non si aspettava nemmeno che il suo alter ego cartaceo, il Commissario Casabona, sarebbe vissuto, fino ad oggi, in altri quattro libri: “La pietà dell’acqua”; “Il metodo della fenice”; “Le vite parallele” e, ultimo, “Alla fine del viaggio”.
FuscoMa cosa ha decretato questo successo che ha portato tanti premi importanti e un pubblico numeroso, affezionato e attento? Per scoprirlo siamo andati in Via Irnerio 27, alla Libreria Ubik, per la presentazione della sua ultima fatica letteraria. Il primo punto sul quale la presentatrice Marilù Oliva (tra le altre cose insegnante, autrice e caporedattrice) si è concentrata è l’assoluto realismo e rigore con cui Fusco costruisce l’impalcatura delle sue storie. Come da lei sottolineato, forse una delle più grandi pecche di molti gialli e noir nel panorama italiano è proprio l’irrealtà, la mancanza di conoscenza della prassi e delle procedure, punto centrale di qualsiasi indagine.
E Antonio Fusco, napoletano di nascita e criminologo di professione, di esperienza sul campo ne ha parecchia ma, come da lui stesso ammesso: “La deontologia professionale e la coscienza mi impediscono di trattare nei miei romanzi casi che affronto nella mia attività lavorativa, non sarebbe giusto nei confronti dei familiari delle vittime trovare particolari della loro vita all’interno di una fiction; è una questione di sensibilità. L’ispirazione? Spesso arriva dai giornali, dalla televisione o dalle riflessioni alla fine di una giornata. Casabona e i suoi collaboratori sono invece ispirati ai miei collaboratori, che si divertono parecchio nel vedere i loro alter ego catapultati tra le pagine dei miei gialli. Anche la Valdenza di Casabona è ispirata a Pistoia”.
C’è quindi un sapiente mix tra realtà e fiction nei gialli di Fusco. Realistico d’altra parte è il rifiuto del suo commissario ai diversi cliché a cui il genere ci ha abituato: Casabona non abusa di alcool e non si droga, la sua ira è quella di un uomo normale; un poliziotto di mezz’età con un rapporto difficile con la moglie, due figli ormai grandi e delle indagini da dirigere. Rigore e realismo sono il contenitore dentro il quale l’autore dà corpo alle sue riflessioni personali sulle relazioni, l’amore, l’assenza, il tempo…
Continua Fusco: “Scrivere è faticoso, porta a galla traumi sepolti; durante la stesura de Il Metodo della Fenice, ad esempio, mi sono ritrovato ad affrontare un enorme sovraccarico emotivo”. Sul suo metodo di scrittura dice: “I miei libri vivono su due piani; quello procedurale e investigativo segue un’impalcatura rigorosa; l’altro, quello più intimo, è frutto dell’ispirazione del momento e si nutre dei miei stati d’animo, non potrebbe essere altrimenti”. E su quale sia la differenza tra un’indagine vera e un giallo risponde con un sorriso enigmatico: “Il male è molto più banale di come la fiction ce lo presenta. Un assassino non è un mostro, ma un essere umano, che sicuramente deve pagare per ciò che ha fatto, ma che comunque umano rimane; da poliziotto, alla fine di ore e ore di interrogatorio, più volte mi è capitato di portare una bibita e un panino all’interrogato; di discuterci, di parlarci. Il male fatto va pagato, sia chiaro. Non giustifico l’omicidio o l’azione di violenza, mai, ma bisogna tenere sempre conto della componente umana”.
La ricetta del successo di Antonio Fusco sembrerebbe quindi un mix di realismo, sentimento e fiction. I suoi lettori ne apprezzano la prosa scorrevole e l’impalcatura rigorosa che lascia spazio all’introspezione. “Alla fine del viaggio”, edito da Giunti, è uscito il 29 maggio ed è disponibile sia in formato cartaceo che in ebook.

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