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Libri | Heinrich Böll: “Foto di gruppo con signora”
19 maggio 2019
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Di Leonardo Mercadante

«Ho tentato di descrivere, o di scrivere il destino di una donna tedesca che si avvicina alla cinquantina, e che ha dovuto portare tutto il peso della Storia tra il 1922 e il 1970». Fu forse anche l’immediato successo mondiale di quest’opera (Gruppenbild mit Dame) pubblicata nel 1971 a contribuire, l’anno successivo, all’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura ad Heinrich Böll, il suo autore.

Nato a Colonia nel 1917, si oppose al partito nazista e negli anni ’30 rifiutò l’iscrizione nella Gioventù hitleriana, ma venne comunque cooptato alle armi. Nel 1947 cominciò ufficialmente la sua carriera di scrittore. È stato uno degli autori tedeschi più popolari del dopoguerra. “Foto di gruppo con signora”, come specifica il titolo, è un romanzo corale; un’opera complessa, ricca di personaggi e situazioni inconsuete, che ripercorre il quarantennio di storia tedesca dal 1922 al 1970.

È raccontato da un cronista (“L’A.”) che sta compiendo un’indagine sulla vita di una donna di 48 anni, Leni Gruyten, ricorrendo a una descrizione ossessiva e dettagliata, ad uno stile che ricorda i verbali delle inchieste giudiziarie e le enciclopedie; una costruzione pseudo-documentaria dove a documenti apocrifi si affiancano voci di dizionario, relazioni burocratiche, articoli di giornali, capitoli di un manuale militare nazista, lettere ufficiali e, soprattutto, interviste a parenti, amici, ex-colleghi e conoscenti (una cinquantina) di Leni, a cui “l’A.” chiede di raccontare tutto ciò che sanno di lei: i dettagli della sua vita, i suoi gusti, le sue predilezioni e le sue avversioni.

BollEcco l’incipit: «La protagonista femminile dell’azione, nella prima parte, è una donna di quarantotto anni, germanica: alta m 1,71, pesa kg 68,8 (in abito da casa), perciò ha solo 300-400 grammi meno del peso ideale. Ha occhi cangianti tra il blu cupo e il nero, capelli biondi molto folti e lievemente imbiancati, che le pendono giù sciolti, aderendole al capo, lisci, come un elmetto. Questa donna si chiama Leni Pfeiffer, nata Gruyten».
Leni ha una pensione di vedova di guerra, essendo stata sposata per tre giorni con il caporale Alois Pfeiffer. È una donna mossa da un’innocenza quasi animale, taciturna, riservata, dalla personalità eccentrica e difficilmente afferrabile. Leni «non capisce più il mondo e dubita di averlo mai capito». È incapace, sopratutto, di comprendere l’astrazione e le convenzioni. Per questo fallisce negli studi, frequentando senza particolare dedizione un istituto religioso dove, però, resta affascinata dalla figura di suor Rahel, monaca eccentrica ed anticonformista che nel tempo diventerà sua amica e guida spirituale; un ebrea convertita che durante il nazismo vivrà da reclusa per evitare la deportazione. Significativa è anche la profonda amicizia con la coetanea Margret, che ha contratto diverse malattie veneree prostituendosi. Leni è capace di atti di umana generosità anche in tempi tremendi e, quando i ricchi genitori vengono a mancare, compie scelte talmente antieconomiche da costringerla a vivere ai margini della società consumistica della Germania post-bellica, in un mondo tutto suo, fatto di valori minimali ma sentiti, autentici.
Il libro da un profondo spaccato dei cambiamenti nella società tedesca. Numerosi sono i personaggi, ognuno con la sua importanza, tra cui: il padre di Leni, un ricco imprenditore disonesto di livello nazionale finito in disgrazia; il vecchio Hoyser, che una volta diventato ricco compra la casa di Leni approfittando delle sue difficoltà e debolezze; il fioraio Pelzer, che ha dato da lavorare a Leni; e Boris, il grande amore della sua vita, un prigioniero russo che grazie ad una conoscenza altolocata, invece di lavorare in un campo di lavoro nazista finirà nello stesso laboratorio floreale dove lavora Leni. Il loro amore avrà una fine tragica. Nel dopoguerra Leni ha una relazione con il turco Mehmet, operaio della nettezza urbana, dal quale aspetta il secondo figlio – il primo, figlio di Boris, è in carcere per frode. Leni è estranea alla discriminazione sociale e subaffitta a prezzi irrisori le stanze del suo appartamento a emarginati, immigrati portoghesi e turchi; inoltre vive con una coppia di giovani che “l’A”, per “motivi di privacy”, chiama Hans e Gretel.

Alcune avvertenze per l’uso: “Foto di Gruppo con Signora” è una pseudo-biografia tutt’altro che imparziale. Per tramite de “l’A.” Böll si scaglia contro una società rea di stritolare i suoi figli più puri. Dalla Germania di Hitler a quella del cancelliere Schmidt, attraversando la guerra, la società tedesca viene rappresentata con intimo senso drammatico. Su tutto incombe la perversione nazista, la sua repressione della libertà e la sua matrice corruttiva. Ma anche nella riconquista democratica la società non riesce a esprimere reali valori spirituali: la corruzione, l’egoismo, l’ipocrisia dominano il senso della vita moderna. Bisogna poi parlare dello stile: il continuo uso di parentesi, precisazioni, iniziali per abbreviare i personaggi già citati rischia di confondere il lettore e portarlo ad abbandonare la lettura. Oltre alla storia personale di Leni, poi, “l’A.” espone anche le vicende di tutti coloro che hanno avuto a che fare con lei. Questo formicaio di protagonisti, ambienti, situazioni, fatti e personaggi secondari può essere un ulteriore elemento di disorientamento.

Ma l’ironia feroce ed efficace di cui tutta la narrazione è permeata e la stessa struttura complessa ne fanno un libro sostanzioso, capace di passare dal tragico al grottesco e al lirico, e anche, una volta presa confidenza con lo stile, di suscitare una lettura trascinante, appassionata. Per questo si può, senza ombra di dubbio, affermare che Böll, con “Foto di gruppo con signora” ci ha consegnato un’opera magistrale della letteratura postmoderna. In Italia è edito da Einaudi nella traduzione di Italo Alighiero Chiusano. Si trova facilmente sia in formato cartaceo che ebook.

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