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Libri | Michail Afanas’evič Bulgakov: “Il Maestro e Margherita”
27 maggio 2019
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Di Leonardo Mercadante

«I manoscritti non bruciano».
Siamo a Mosca, negli Anni Trenta, in pieno stalinismo. Woland, professore di magia nera appena giunto in città, si intromette nei discorsi di due letterati atei, Ivan e Berlioz, che passano il pomeriggio agli stagni Patriaršie fra un drink e uno scambio di idee sull’esistenza di Cristo. Woland afferma di essere stato presente quando Pilato prese la sua decisione e, anche, di essere stato ospite a colazione da Kant. I due si convincono di avere a che fare con un pazzo, specie quando il professore predice a Berlioz la morte entro il tramonto. Ma Woland è (letteralmente) il Diavolo in persona: si prende l’alloggio di Berlioz, che come previsto muore decapitato sotto le rotaie di un tram.

BulgakovNell’appartamento, il diavolo ci va insieme ai suoi buffi lacchè: Behemoth, gigantesco gatto nero parlante; Korov’ev, maestro di cappella dall’abito quadrettato e la lacrima facile; Azazello, sicario cupo dai caratteri bizzarri e le creme miracolose; Hella, ammaliante e graziosa vampira cameriera. Le loro malefatte, tra dispetti ed eventi soprannaturali, generano il caos a Mosca, riducendo dignitosi letterati e burocrati della MASSOLIT a pazienti di una clinica psichiatrica.
Woland è tanto spietato quanto bonario. Al suo cospetto, il pensiero materialista sovietico appare ridicolo, inadeguato. Woland è: «Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene». Woland svela le piccolezze dei burocrati e letterati comunisti, seducendoli con denaro che il giorno dopo si trasforma in cartaccia. È quasi rattristato che la grande malvagità tragica non alberghi più nei cuori di questi patetici individui, in una città dove ogni cittadino vive nel terrore di una perquisizione o di una denuncia. Woland inoltre ha pronto uno spettacolo di varietà e magia nera al Teatro Varietè di Mosca, e un grande sabba nella notte del plenilunio di primavera; deve però trovare la donna giusta per parteciparvi.
È qui che la sua storia si intreccia con quella di un uomo e della sua amata, Margherita.
Lui è uno scrittore perseguitato dalla censura e rinchiuso in manicomio per il suo romanzo su Ponzio Pilato; lei è una dolce, giovane donna costretta a un matrimonio senza amore, in pena per la scomparsa del suo amante. Il mattino dopo gli eventi al Teatro di Varietà, Margherita viene avvicinata da Azazello: da molto tempo cerca colui che chiama il Maestro, ed è pronta a qualsiasi cosa pur di rivederlo. Stila allora un patto con Woland, diventa strega, vola nuda nella notte russa e diventa regina del sabba, accogliendo i personaggi tetri della storia che escono dalla porta dell’Inferno. Con questa prova, la donna ottiene che il Diavolo esaudisca il desiderio di ritrovare il Maestro. L’amante appare nella stanza e riceve il manoscritto del suo romanzo, ritornato integro dopo averlo dato alle fiamme. I due, poveri ma felici, potranno così tornare nello scantinato in cui hanno vissuto la loro storia d’amore. Levi Matteo, però, riferisce a Woland che Jeshua ha letto il romanzo che, in realtà, è la testimonianza della verità dei fatti. Per questo motivo desidera che lo scrittore riceva la ricompensa del riposo: «non ha meritato la luce, ha meritato la pace». Azazello uccide la coppia e al contempo la rende immortale.
Woland e i suoi, tornati al loro vero aspetto, si allontanano in volo da Mosca e accompagnano i due amanti in un luogo remoto dove l’antico procuratore della Giudea, da millenni, si tormenta per aver ingiustamente condannato Jeshua. Il Maestro ottiene che Pilato sia liberato dal suo tormento e i due amanti vengono finalmente lasciati nel loro “eterno rifugio”. Margherita, stringendo la mano al Maestro, gli confida il segreto dell’eternità: «Ascolta la quiete».

“Il Maestro e Margherita” (Мастер и Маргарита, Master i Margarita) è il complesso risultato di un lavoro iniziato nel 1928. A causa dell’imminente censura, il romanzo fu distrutto nel 1930. Nel 1931 Bulgakov completò la seconda stesura. La terza, oggetto di continue rivisitazioni e pulizie, risale al 1937. Smetterà di lavorarci solo a quattro settimane dalla morte, nel 1940. Sarà sua moglie, nel 1941, ad ultimare il componimento.
Nell’URSS la prima pubblicazione in forma parziale e censurata avviene solo nel 1966. Nel 1967, la casa editrice Posev di Francoforte mette sul mercato una versione completa dell’opera. Il libro, in Italia, appena tradotto e pubblicato da Einaudi, nel 1968, viene recensito con toni entusiastici da Eugenio Montale. In Russia, la prima versione completa viene pubblicata nel 1973. Il romanzo si intreccia al metaromanzo scritto dal Maestro, che racconta il processo di Pilato al filosofo vagabondo Jeshua e l’indissolubilità del loro legame: «D’ora in poi staremo sempre insieme,[…]non ci sarà l’uno senza l’altro! Se parleranno di me, parleranno subito di te!».
Jeshua in vita si limita a ispirare un solitario discepolo, Levi Matteo, che con i suoi scritti lo trasforma nel Cristo risorto della tradizione. Pilato non si dà pace per avere condannato a morte un innocente che lascia il mondo puntando il dito contro “il peggior vizio dell’uomo”: la vigliaccheria.

La vicenda si muove sul livello del romanzo storico, del difficile rapporto d’amicizia tra vittima e carnefice, e del personaggio Pilato prigioniero del suo autore, il Maestro. Le vicende della Mosca atea e quelle della Gerusalemme teocratica si svolgono dalla sera del mercoledì fino a domenica. Il tempo della storia è dunque nettamente inferiore a quello del racconto, quattrocentodieci pagine circa.
“Il Maestro e Margherita”, inoltre, si ispira al “Faust” di Goethe, dal quale ricava anche il nome della sua eroina, Margherita, e di Woland. Il patto tra i due è privo di toni tragici: qui al diavolo è consentito assegnare una ricompensa, in quanto bene e male coesistono, equilibrandosi a vicenda.

L’intera struttura è una maglia intricata di salti spaziotemporali tra commedia nera, allegoria mistica e satira sociale. Si passa dai battibecchi comici tra Behemoth e Azazello all’introspezione psicologica di Pilato. Il narratore è eterodiegetico e onnisciente; a volte il punto di vista è quello di un personaggio interno.

Molti i punti in comune tra Bulgakov e Gogol’: entrambi nati nell’attuale Ucraina; entrambi ebbero problemi con la censura; entrambi furono autori satirici ed esploratori dell’elemento fantastico. C’è però una differenza: Gogol’ voleva scrivere il grande poema russo in prosa, Bulgakov invece l’ha fatto.
Un grande poema sull’amore, sulla verità e la responsabilità che abbiamo verso di essa, anche quando l’autorità vorrebbe negarla. Un capolavoro assoluto della letteratura del Novecento. Molte sono le sue traduzioni ed edizioni italiane, ed è disponibile sia in formato cartaceo che ebook.

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