Recensioni
Libri | Roberto Cristiano: “Dalla sommità del cielo più alto”
13 agosto 2019
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Di Iria Cogliani

Dichiaratamente racconto di un processo alchemico, “Dalla sommità del cielo più alto” di Roberto Cristiano (2019, edizioni Progetto Cultura) è anzitutto un libro per interessati e “iniziati”. La stessa struttura della narrazione, così scarnificata fino all’essenzialità di fatti che si susseguono, si intrecciano, si causano l’un con l’altro, talvolta attraverso legami impalpabili e talaltra mediante azioni-manifesto, immagino rispetti il principio ispiratore dell’alchimia, una “protoscienza” sviluppatasi dell’antichità e fino al Rinascimento, nata dalla fusione di conoscenze metallurgiche e filosofiche ebraiche e arabe, entrate poi in contatto con il mondo ellenistico e in seguito diffusa in Europa, dove i principali alchimisti furono i francescani, con l’obiettivo di “giungere, attraverso processi di depurazione, frantumazione, evaporazione, sublimazione all’individuazione e alla cattura della quintessenza”, quinto elemento oltre a terra, acqua, aria e fuoco, energia potentissima “che aveva provocato la nascita dell’universo”, che “avrebbe consentito la conoscenza assoluta del cosmo” e “avrebbe permesso – si riteneva – di guarire le malattie, di modificare la realtà e, non ultimo, di trasmutare, in base al mutamento di quelli che oggi chiamiamo numeri atomici, ogni sostanza in oro, considerato un metallo eterno e incorruttibile”.

Di questo libro io sono lettrice sconsolatamente inadatta. Tuttavia, nel gioco delle parti, nel mescolamento di tempi, generazioni, personaggi, accadimenti e nel puntiglioso contrappunto cronachistico di descrizioni e spiegazioni, trovo più di un fattore in grado di agganciare la mia attenzione.

Il racconto è ampiamente ambientato nella mia città, nella città in cui abito e sono nata, ed è vista, questa Messina, in un modo che sfugge alla mia comprensione, essendo per un verso illustrata quasi didascalicamente e per altro verso risultando mossa da tagli di luce e momenti grandemente imprevisti. Una Messina che – forse – bisognerebbe conoscere. E che, forse, non si può conoscere senza una precisa volontà.

Inoltre “Dalla sommità del cielo più alto” dice molto proprio dell’autore, idee e valori, molti dei quali personalmente non condivido, ma che, appunto, sono porti alla conoscenza, alla comprensione e alla valutazione del lettore, una specie di sacrificio di sé che nella sua schiettezza ha avuto il potere di commuovermi.

E ancor di più mi ha commosso il fatto che è la storia personale di Roberto Cristiano ad essere raccontata, frammentata in diversi personaggi e diverse epoche, ma piena, impetuosamente piena, di tutte le sofferenze che ha patito e tutti quegli “errori” che si è rimproverato.

Infine, ecco, a emozionare è la conclusione, che arriva salda, una morte e una nascita quasi contemporanee, a chiudere il cerchio solo per allargarlo ad un altro più grande. Una conclusione che non è speranza, ché sarebbe un po’ troppo banale, ma che è proprio volontà, direi quella ferrea volontà che Cristiano adotta giorno per giorno nella sua esistenza.

 

 

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