Recensioni Teatro
Maria Pia Rizzo | Cyrano
17 gennaio 2020
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Di Leonardo Mercadante

Cyrano - Teatro dei Naviganti - Leonardo MercadanteMessina – È il 16 gennaio. Nell’elegante sede dell’Associazione Culturale “Villa Aelthea” si ripropone per la terza volta l’appuntamento con il “Teatro in Villa”. Sono le 19:00 quando inizia il Cyrano De Bergerac a cura di Maria Pia Rizzo, con Stefania Pecora e Orazio Berenato; una versione ridotta, pensata per il Teatro da Camera.
Tutt’altro che ridotta è invece l’esperienza per gli spettatori, coinvolti e ipnotizzati per tutta la durata dello spettacolo – poco meno di un’ora. Uno spettacolo rodato, fluido; del resto questi artisti affrontano il testo di Edmond Rostand da più di vent’anni. Uno studio che ha permesso loro di approfondire e sviscerare tutte quelle tematiche dell’opera che spesso rimangono celate e che qui, invece, vengono invece sacrificate consapevolmente a favore del triangolo amoroso Cristiano-Cyrano-Rossana – struttura geometrica che compare più volte sia nella scenografia sia nei movimenti scenici. Si tratta di un sacrificio consapevole fatto con precisione chirurgica.
La Rizzo nei panni di Cyrano dà il meglio di sé: in piena conformità con il personaggio è cangiante, vulcanica e appassionata; tanto sicura di sé e del proprio linguaggio quanto incerta e innamorata quando incrocia lo sguardo di Rossana.
La messa in scena è eccellente. I ritmi sono precisi come fossero scanditi dal metronomo. La scenografia è data da pochi oggetti e arredamenti (una sedia e due appendiabiti in legno). I costumi sono azzeccati ed evocano tempi di “cappa e spada”. La Rizzo ha una maschera che mima il naso di Cyrano e Stefania Pecora una da carnevale veneziano molto civettuola, che indossa e toglie all’occorrenza. Orazio Berenato dei tre è l’unico ad avere un doppio ruolo anche se, in un certo senso, il suo è sempre il ruolo del rivale costretto a fronteggiare Cyrano come un uccello in pieno rituale di corteggiamento. Ma se nel ruolo dell’attore in frac e cilindro, nello stupendo dissing ante litteram sulle dimensioni del naso, ha la peggio, come Cristiano in abiti bianchi, supera il poeta, diventando il fantoccio perfetto che Rossana può divertirsi a imbottire dei propri sogni romantici.
Non si riesce a staccare gli occhi dalla Rizzo; il suo carisma divora l’attenzione, e Stefania Pecora, nel ruolo di una Rossana egoista e divertita dei propri vezzi, non è certo da meno. L’intesa tra le due è perfetta.
Il pubblico gode di tutti i movimenti scenici, grandi o piccoli: ad esempio il momento in cui i/le due si ritrovano schiena contro schiena, o il profondo significato drammaturgico dietro la fasciatura che Rossana fa a Cyrano. L’approfondimento del tema del triangolo amoroso fa emergere due aspetti: il primo è il dramma di Cyrano, il cui coraggio si frantuma quando in gioco ci sono i suoi sentimenti. Il secondo, di cui ci si rende conto soprattutto nella scena del lancio dei biglietti, è che Rossana non è affatto vittima del gioco in cui Cristiano mette la faccia e Cyrano le parole, anzi, è come se la protagonista femminile si lasciasse volutamente ingannare; lo spettacolo sembra suggerirci che pur di veder realizzare i nostri ideali saremmo disposti ad accettare qualsiasi bugia e a rinunciare a qualsiasi cosa. E in effetti è così anche per i due pretendenti maschili, che pur di amare Rossana rinunciano. Cristiano rinuncia a mostrare i propri limiti intellettuali e Cirano alle labbra di Rossana. Al nostro eroe infine rimane l’unica consolazione di pensare che Rossana, dietro le labbra di Cristiano, stia baciando anche le sue parole.
Uscendo da Villa Aelthea si rimane preda di un senso di fame come chi, avendo assaggiato qualcosa di delizioso, ne vorrebbe una porzione quadrupla. Consiglio di non lasciarsi sfuggire le prossime repliche. Si tratta di soldi e tempo ben speso.

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