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Nemo propheta in patria: sold out a Hong Kong per Tino Caspanello
31 ottobre 2016
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“Mari” di Tino Caspanello, con Tino Caspanello e Cinzia Muscolino, ha già da giorni il sold out a Hong Kong (11 novembre 2016, Black Box Theatre University), vari premi (per esempio premio della giuria al Premio Riccione 2003) e tredici anni dopo il debutto. E l’artista – attore, drammaturgo, regista – vive sempre qui. Anzi in un “qui” piccolissimo: Pagliara, frazione del Comune di Mandanici, nell’area metropolitana che fa capo a Messina.

La drammaturgia e gli spettacoli di Pubblico Incanto, la compagnia che Caspanello e Muscolino tengono in piedi insieme con Tino Calabrò, fanno strage nei cuori dei critici, in quelli degli editori, in quelli degli studiosi (in Francia e negli Stati Uniti ci sono corsi interamente dedicati), in quelli degli spettatori. Eppure …

Nemo propheta acceptus est in patria sua, ricordano i Vangeli. E d’altronde il teatro di Caspanello – del silenzio, delle pause, di un’atmosfera che invariabilmente si riempie degli umori sotterranei del pubblico e dunque cambia, cambia sempre, anche a vedere e rivedere lo stesso spettacolo mille volte – è rappresentato pure da queste parti, qui e lì, una volta in un cartellone, una volta in un altro. Ma sempre così. Sempre in frammenti. Sempre a doverlo rincorrere, a doverne cercare le tracce.

Ne posso parlare liberamente. Pubblico Incanto diede alla mia società, iTAM, un incarico di comunicazione per il Pubblico Incanto Artheatre Festival di Pagliara un tot di anni fa. Poi nessun rapporto commerciale si è messo in mezzo nella relazione tra Tino Caspanello e me. Solo, da parte mia, una stima inesausta che – a dirla tutta – s’è conquistata per parte sua e in modo compiutamente autonomo anche Cinzia Muscolino. Una stima che si tinge di condivisione. Basta “mezza parola” per capirsi con questi due.

Li ho incontrati al Premio nazionale dei critici di teatro al “Mandanici” di Barcellona Pozzo di Gotto. Alcuni dei direttori artistici e dei critici più importanti d’Italia avevano discusso del futuro del Teatro. Ho visto Tino e Cinzia attorniati da amici, “alleati”, estimatori, immersi in una atmosfera di cordialità senza sottintesi, senza dietro-le.quinte. Riprova che il loro teatro è conosciutissimo e che loro due sono amati, anche.

Caspanello non deve per forza piacere, naturalmente. Non dico questo. Dico però che per amare qualcosa bisogna conoscerla. E per conoscerla bisogna frequentarla. E’ qualcosa di disarmante il “qui” e “là” in cui viene disperso l’incontro con il teatro di Caspanello nella sua città, nel luogo in cui continua a vivere e a creare, nei “paraggi” in cui vive la “sua” gente. Non assegno colpe, non ho abbastanza informazioni per poterlo fare. Ma segnalo una colpa, una responsabilità. Tino Caspanello viene studiato a Parigi, all’Università di Chicago. Se fossi  responsabile di marketing territoriale, ecco, una stella di questa grandezza me la spenderei molto a promozione di Messina. E – francamente – saprei anche come fare.

Iria Cogliani

 

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