Recensioni Teatro
Oriana Civile | Il serio e il faceto
20 agosto 2019
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Di Leonardo Mercadante

Messina – «[…] un viaggio che attraversa la Sicilia tra lacrime e risate, tra battute irriverenti e corteggiamenti solenni, tra riflessione e spensieratezza; in una parola tra opposti, che in quest’isola meravigliosa si respingono e si attraggono in una visione quasi schizofrenica della realtà».
Questo è ciò che si legge entrando nel sito di Oriana Civile e cliccando su “Il Serio e il Faceto”. Siamo al Teatro dei 3 Mestieri, è il 9 agosto. Sul palco, montato all’aperto per la rassegna estiva “Fuori scena 2019”, ci sono due leggii, due chitarre e due sedie: «Il repertorio spazia dal folk revival al cantautorato dialettale, con composizioni originali della stessa Oriana Civile».
Chi scrive ammette di non avere un amore incondizionato verso il genere. L’inizio è previsto alle 21 e 30, ma si sfora ampiamente il quarto d’ora “accademico” prima che Nino Milia (chitarra) salga sul palco; alla sua destra prende posto Oriana Civile (chitarra e voce), ricciuta e sorridente. Per dovere di cronaca va detto: c’è poco pubblico. Oriana, classe 1980, nata sui Nebrodi, precisamente a Naso (ME), vanta una carriera di tutto rispetto tra musica, ricerca, teatro, insegnamento, dischi propri e collaborazioni.
Oriana CivileCi mette poco a sciogliere il ghiaccio, Oriana. In poche battute riporta «l’esperienza della frequentazione del Laboratorio teorico-pratico di Etnomusicologia dell’Università di Palermo, condotto dal Professore Girolamo Garofalo e basato sullo studio delle musiche e dei canti di tradizione orale, la scoperta del mondo sommerso delle società primitive, l’ascolto della musica di tradizione orale e lo studio di documenti etnomusicologi raccolti dai ricercatori sul campo a partire dal 1800» che «le fanno capire che l’idea di musica popolare siciliana nota ai più è completamente distorta».
Si passa da canzoni d’amore di progenitori analfabeti, ma non per questo meno lirici (marzapaneddu), al confronto tra i siciliani nel loro ruolo di migranti in America e in quello nuovo, non sempre ben accetto, di ospiti.
E così, alla canzone dove si scontrano tra i doppi sensi del siculish una nonna legata alle tradizioni e una nipote ormai integrata nella cultura americana, si contrappone quella che racconta (ironicamente) delle vicende che nel luglio del 2017 hanno visto il comune di Castell’Umberto e parte delle sue circa tremila anime opporsi all’arrivo di cinquanta migranti.
Oriana non ha dubbi e non fatica a dirlo sul palco: dietro le giustificazioni e la diffidenza argomentata si nasconde il razzismo.
Nella prima parte della serata a farla da padrone è la comicità: dopo il già citato scontro linguistico e generazionale, alla canzone dove i Castanisi vengono rassicurati sulle intenzioni dei migranti (in realtà pii seminaristi) è il momento delle ‘ngiurie.
A questo punto Oriana ci fa fare un breve, se pur magico, giro dei Nebrodi, raccontandoci di paesi dove una famiglia, per non pagare la tassa sui maiali, li culla amorevolmente come infanti; una rana disonesta, rea di avere divorato le fave di un onesto contadino, viene condotta in carcere; un altro contadino, deliziato dal pesce azzurro, ma poco intenzionato a pagare il pescivendolo, decide di coltivarlo nel suo campo.
E così il viaggio si snoda tra Galati Mamertino e Longi, tra “annaca purceddi” e “zappulia sardeddi”, un po’ Esopo, un po’ Carrol, un po’ La Fontaine.
E si continua, adesso un po’ più seri, con le canzoni dedicate ai punti oscuri della cronaca siciliana e a quel fenomeno chiamato mafia: il caso Attilio Manca, urologo di origine barcellonese la cui morte non è mai stata davvero chiarita; quello di Luciano Traina, servitore dello stato che fece parte del pool di poliziotti che catturarono il boss Giovanni Brusca e che è fratello di Claudio, uomo della scorta di Borsellino morto nella strage di Via D’Amelio.
Oriana è una narratrice appassionata ed esperta. Le sue canzoni emozionano perché permeate di sentimenti autentici e lontane dal sentimentalismo di facciata.
Tra i tanti momenti degni di menzione non mancano l’omaggio a Rosa Balistreri e, dato che i pochi spettatori non sono affatto pentiti, la sentita e accolta richiesta di bis.
“Tra il serio e il faceto” è quindi uno spettacolo musicale forte, portato avanti da una musicista e studiosa appassionata, una cantrice della sicilianità in tutte le sue forme, intensa nell’interpretazione, capace di strappare riflessioni, sorrisi e risate. È uno di quegli spettacoli che lasciano la sensazione di volerne ancora, di non averne visto (né sentito) abbastanza, come un buffet con tanti piccoli assaggi, tutti graditissimi. Consigliato a chi ama il genere, mentre a chi di solito non lo gradisce diciamo: state attenti, Oriana ha tutte le armi per smentirvi.

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