Recensioni Teatro
Rick DuFer | Seneca nel Traffico
1 agosto 2019
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Di Leonardo Mercadante

Forlì – Ovvero il coraggio di ridere e (s)drammatizzare del proprio imbarazzo. Riccardo dal Ferro (in arte Rick DuFer), classe 1987, è un filosofo, scrittore, esperto di comunicazione e divulgazione. Direttore delle riviste di filosofia contemporanea ENDOXA e FILOSOFARSOGOOD, porta avanti il suo progetto di divulgazione culturale attraverso il suo canale Youtube “Rick DuFer” e lo show podcast “Daily Cogito”. A chiunque non lo conosca basterà una rapidissima ricerca su Youtube, Google o Patreon per avere un assaggio di quello che, a mio avviso, è uno dei progetti divulgativi più belli in rete.
Come se non bastasse, Rick è anche un performer e autore teatrale; quest’anno, da marzo a luglio, ha macinato ventitré date in tutta la penisola con “Seneca nel Traffico”, spettacolo che nasce da una semplice riflessione, come dice lo stesso Riccardo: “Perché mi arrabbio tanto per cose che non hanno alcun peso? Soprattutto nell’epoca dei social, ci lasciamo disturbare da cose che non hanno alcuna importanza, e perché? Così, nel pormi questa domanda ho costruito involontariamente un percorso che poi si è mutato in una storia”.
La formazione teatrale di Riccardo è influenzata (e si vede) dal teatro di improvvisazione: “Dopo alcuni corsi di teatro ‘classico’, con un buon lavoro sui fondamentali, sono passato subito al teatro d’improvvisazione, che mi interessava particolarmente soprattutto al fine di migliorare il mio rapporto con il racconto orale”, sulle sue influenze dice: “Ho visto dal vivo svariate volte Dario Fo e credo che la sua filosofia da palcoscenico mi abbia formato molto. Amo tantissimo anche il teatro di narrazione, ho seguito per un lungo periodo Marco Paolini, il cui eloquio è ancora per me un modello da seguire.”
Rick DuFer - Seneca nel Traffico - leonardo mercadanteÈ il 25 luglio e siamo al Castello Malatestiano di Gatteo, in provincia di Forlì-Cesena, tra il Rigossa e il Rubicone. Qui, l’associazione Mikrà (che vede tra i fondatori l’attore, monologhista e scrittore Roberto Mercadini) ha messo in piedi per il secondo anno consecutivo la rassegna teatrale “Elsinore – Attori al Castello”, che ha visto protagonisti lo stesso Mercadini, Francesca Airaudo e Giorgia Penzo, Denis Campitelli e Vito.
Sul piccolo palco, nel grande prato fuori dalle mura, ci sono una sedia e un leggio. È una bella serata, le zanzare e la calura hanno concesso una relativa tregua. Prima della performance abbiamo modo di parlare con Riccardo, un ragazzo dal vago accento veneto con la risata e la battuta sempre pronte: camicia rosa, gilet, pantaloni a quadri, pizzo e barba ben curati. Lo spettacolo è previsto per le 21 e 30 ma i duecento posti a sedere vengono occupati solo alle 21 e 45 circa. Finalmente il sottofondo musicale cessa e lo spettacolo inizia.
Rick è perfettamente padrone del palco: si racconta, parte dal personale e abbraccia l’universale. Gioca con i silenzi, con il pubblico e, di fatto, i momenti in cui scende in platea e interagisce con gli spettatori, ad inizio e a metà spettacolo, sono i picchi più alti – assieme al finale. Rick improvvisa, segue il canovaccio in maniera poco ortodossa ma senza sbavature. Il leggio è quasi dimenticato, serve solo per le poche citazioni, dopo il foglio è accartocciato e buttato via. Rick è perfettamente padrone della materia, della voce e della gestualità. Il rapporto con il pubblico decolla nella seconda metà dello spettacolo, ma l’energia si mantiene costantemente alta dall’inizio alla fine – un’ora e venti circa. Il pubblico si diverte e sopratutto è Rick il primo a divertirsi. Tra i tanti punti di forza del monologo colpisce la genuinità del messaggio. Siamo tutti costantemente imbarazzati, a disagio, e se approcciamo alla filosofia o agli intellettuali è per avere qualcuno che ci tragga fuori da questa costante insicurezza di vivere. Ma più ci addentriamo nell’opera e nel pensiero dei filosofi, più scopriamo che i veri “maestri” non sono quelli che dicono di aver capito tutto, ma quelli che ammettono il proprio imbarazzo e la propria fragilità. “Seneca nel Traffico” è un monologo che si snoda tra mille e più argomenti: la satira sui quattro tipi di intellettuale più in voga ai nostri tempi; la sindrome del liberatore e quella dell’impostore; Matrix e il Mito della Caverna; il delirio delle improbabili recensioni su Amazon ai libri di filosofia; le nostre e le altrui stupidate per le quali ci arrabbiamo e ci offendiamo; la figura del Dio cristiano tra analisi della bestemmia e peccato originale; il trauma socratico; il paternalismo, il libero arbitrio e la figura di Seneca a fare da filo conduttore: non il saggio dal quale pretendere risposte, ma l’uomo fragile, contraddittorio, che nella sua opera ha messo a nudo sé stesso, la fragilità e la contraddittorietà della vita. Altro punto di forza del monologo è senza dubbio il linguaggio: chiaro, semplice, divulgativo e narrativo.
Alla fine l’applauso è lungo e sincero, sono in molti a fargli i complimenti personalmente. Non sappiamo quando saranno le prossime date, Rick è un vulcano in piena attività, per quanto riguarda il teatro dice: ”L’anno prossimo porterò in giro per l’Italia ‘Vita di Spinoza’, un progetto a cui lavoro amorevolmente da molto tempo. Sarà una cosa diversa da tutte quelle che ho proposto finora, eppure sarà riconoscibilmente mio. Un altro modo per essere me stesso, sul palcoscenico, parlando di cose belle.” Di sicuro l’esperienza di “Seneca nel traffico” è lontana dal dirsi conclusa, e se dovesse capitarvi una data nelle vicinanze il consiglio è: non perdetevelo.

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