opinioni Teatro
Sasà Neri | Hamlet. The Gothic Musical
25 febbraio 2018
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di Iria Cogliani

Hamlet - foto Dino Costa (7)

Foto DIZ – Dino Costa

Messina – Un musical. Un grande, corposo, ricco spettacolo. L’incontro con il testo dei testi e il drammaturgo più importante di tutti i tempi. E, anche, l’ennesimo successo.

“Hamlet. The  Gothic Musical” – la performance che EsosTheatre – Il Teatro degli Esoscheletri ha messo in scena per quattro volte nella stessa giornata venerdì 16 febbraio per “La Stagione della Luna” al Teatro Annibale di Messina – ha avuto ottime recensioni, molto pubblico, applausi finali lunghissimi. Non casualmente alla rappresentazione seguono, in questi giorni, incontri con gruppi di spettatori, richiesti dagli stessi spettatori. Una tradizione, questa, che si rinnova di performance in performance fin dall’avvio del format, ormai sette anni fa.

E fin qui nulla di nuovo. EsosTheatre ci ha abituati a tutto questo. Gli Esoscheletri sono “prodotto” autoriale per eccellenza. La firma su tutto è quella di Sasà Neri. Le sue indagini inesauste di vie teatrali  speciali sono all’inizio e alla fine di ogni passaggio, di ogni tappa.

Tuttavia, i performer – che non sono neanche sempre gli stessi e che quasi mai appaiono totalmente coscienti di quanto incidano nel percorso – danno così tanto di sé e sono così intimamente generosi  dei loro sentimenti e delle loro arti che l’esito è di volta in volta una sorpresa. Di certo questo “Hamlet”  è stato sorprendente per me, che pure mi occupo della comunicazione di EsosTheatre e ho innumerevoli occasioni di approfondimento e di “avvicinamento” ai diversi allestimenti.

Qui dunque ciò che voglio dire non è la complessita delle suggestioni dello spettacolo, la voglia che ti lascia di rivederlo ancora e ancora, la sua originalità, la frammentazione dei personaggi e l’eco spiazzante che ne deriva, la bellezza dei performer e delle loro composizioni sceniche … Bastano a ciò gli articoli pubblicati nella pagina apposita del sito della compagnia (link). Quello che qui voglio dire è che con “Hamlet” EsosTheatre mi appare aver imboccato una nuova rotta e mi pare che questa rotta sia quella della voglia di cercare, trovare e usare un equilibrio artistico in grado di enfatizzare la potenza del format.

Quando, uscendo da un teatro, dello spettacolo che si è appena visto si ricordano solo alcuni “fotogrammi” sugli altri (o, anche, l’interpretazione di alcuni attori sugli altri), lo spettacolo dimostra di aver ancor bisogno di rodaggio, perché ancora prevale il particolare sul totale. Da spettatrice attenta e molto critica, mi è capitato di provare questa sensazione, talvolta, anche dopo l’una o l’altra delle performance EsosTheatre.

Non così per “Hamlet”. Ripensando “Hamlet”, che oltretutto ho apprezzato nel debutto assoluto, il primo spettacolo del mattino,  fatico moltissimo a scegliere un passaggio o un interprete, un canto o una coreografia, un momento piuttosto che un altro. L’insieme – lo spettacolo – si ripropone come soggetto unico alla memoria.

Mi sono dunque chiesta cosa avesse “Hamlet” di particolare. La risposta che mi sono data è che probabilmente questa rappresentazione ha vissuto di un grado alto di maturità, sia dei diversi performer sia delle espressioni delle diverse arti – recitazione musica canto e danza – messe in campo. E’ possibile che la sfida rappresentata da Shakespeare, dal testo più famoso di Shakespeare, abbia chiamato i performer a un impegno particolarissimo dedicato alla recitazione. E nell’accogliere questa sfida, tra i vasi comunicanti che compongono la performance, una nuova, risolutiva centralità è stata data proprio alla parola che così ha acquisito un suo potente peso specifico, in grado non solo di bilanciare tutto il resto (la musica suonata dal vivo, i canti solisti e corali, le danze, i movimenti scenici) ma anche di cucire tutto il resto, di rivelarlo, di manifestarlo prepotentemente. Il risultato è stato ai miei occhi quello di una compiuta integrazione tra le arti.

Un equilibrio, appunto, che fa salire di grado – per dir così – la sperimentazione EsosTheatre e, oltre a rendere semplicemente un Amleto mai visto, fa sentire come possibile quella internazionalizzazione del Teatro degli Esoscheletri che da più parti e da tempo viene auspicata.

 

 

 

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