Recensioni Teatro
Teatro delle Apparizioni | La mia grande avventura
7 febbraio 2019
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Di Leonardo Mercadante

Pallara e Malorni - La mia grande avventura - Teatro delle Apparizioni -Testoni Ragazzi - Bologna - Leonardo MercadanteBologna – Per diventare adulti non basta che gli anni passino, ma bisogna intraprendere un viaggio. Un viaggio solitario in una foresta popolata dalle proprie paure, dagli spiriti maligni che affollano la mente, che non possiamo battere con la forza ma con l’astuzia. Non basta non avere paura, bisogna avere coraggio. È questo il messaggio che Malorni e Pallara con la loro drammaturgia vogliono trasmettere ai bambini venuti a vedere la replica de “La mia grande avventura” andata in scena il tre febbraio al Teatro Testoni Ragazzi. Sono quasi le sedici e trenta ed è domenica pomeriggio. C’è tanta voglia di teatro nei numerosissimi bambini venuti in Via Matteotti 16. Ad accoglierci c’è una scenografia a cura di Francesca Marsella e Fabrizio Pallara che, da sola, meriterebbe due pagine di descrizione. Strutture in legno, acchiappasogni, attrezzi, scaffali, bollitori e pentole sui fornelli ci proiettano all’esterno della tenda di uno sciamano. Cassette e taniche di plastica ci ricordano che siamo ai giorni nostri. Le luci soffuse creano un’atmosfera morbida. Lo sciamano (Valerio Malorni) esce dalla tenda e si muove lento, compiendo piccoli gesti quotidiani: versa acqua in una pentola, succhia via la luce in sala per accendere un fuocherello, cose che uno sciamano fa tutti i giorni, insomma. Dopo essersi asciugato le mani si rivolge direttamente ai bambini: “Oggi dobbiamo essere coraggiosi.” Poi sintonizza una vecchia radiolina e parte il flusso dei ricordi. Sette anni, quando ancora non distingue il bene e il male. Questa è l’età del nostro non ancora sciamano, che vive pacificamente con la madre, commerciante spesso fuori casa, e il fratello maggiore. Un evento traumatico distrugge tutto; è la guerra, con i suoi fucili inizialmente scambiati per tamburi su cui i fratellini ballano. Il racconto si fa sempre più vivo attraverso le musiche, la danza e la voce di Pallara. L’incoscienza si trasforma in paura, la paura in fuga e in odore della polvere da sparo; e poi c’è la separazione dal fratello, il terrore di trovarsi soli e sperduti, un albero da frutto e infine un viaggio, anzi, il viaggio nel bosco degli spiriti. Malorni salta, urla, fa smorfie, descrive odori, sapori, colori e, accompagnando il tutto con giochi di luce riflessa ci porta in stanze magiche dove spiriti di rame, oro e argento si contendono la vita del piccolo protagonista. Arriva poi lo spirito puzzolente, malvagia entità composta dalle cose più disgustose immaginabili, che rapisce il protagonista e lo porta nella sua città ancora più puzzolente, trasformandolo in mille e più animali con un corno magico che il nostro bambino ruberà per poter fuggire. Il testo è tratto da “La mia vita nel bosco degli spiriti” di Amos Tutuola, favola il cui manoscritto è finito nelle mani della Faber and Faber negli anni cinquanta. Il linguaggio della favola e la sua funzione sono presenti in tutto lo spettacolo, che si snoda in settanta minuti tra giochi di luce, smorfie, acrobazie, animali imitati e visti davvero grazie alle capacità fisiche di Malorni, alle maschere, agli oggetti di scena e gli efficaci giochi di ombre e luci che mantengono l’atmosfera surreale e onirica. I bambini ridono, osservano, si meravigliano, chiedono spiegazioni ai genitori e agli accompagnatori; da attenti osservatori quali sono, fanno pure osservazioni scettiche ad alta voce. È un momento di condivisione, il racconto davanti al focolare di un cammino iniziatico che culminerà in un lieto fine dove il protagonista, ormai adulto, torna ad abbracciare la famiglia. Pallara e Malorni danno vita a un monologo dinamico, fisico e pieno di spunti immaginifici. I bambini (ma anche gli adulti) si emozionano, ridono, si perdono e si ritrovano. Alla fine, dopo che lo sciamano è sceso dal palco per ballare con i bambini ed è tornato nella sua tenda, siamo in tanti ad avvicinarci al palco, incuriositi e meravigliati per questa bellissima scenografia che, ribadiamo, meriterebbe da sola due pagine di descrizione. Il teatro per ragazzi, quando fatto bene, è probabilmente quello che regala le maggiori emozioni. E di emozioni “La Mia Grande Avventura” è pieno zeppo. Ecco la lista di tutti coloro che ne hanno permesso la realizzazione: drammaturgia Valerio Malorni e Fabrizio Pallara; regia Fabrizio Pallara; scene Francesca Marsella e Fabrizio Pallara; costumi Francesca Marsella; produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG con Teatro delle apparizioni.

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