Recensioni Teatro
Teatro Duse Bologna | La cena delle belve
29 marzo 2019
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Di Leonardo Mercadante

La Cena delle Belve – Teatro Duse di Bologna - Leonardo MercadanteBologna – “La Cena delle Belve” è un riuscito adattamento di “Le repas des fauves”, premiato ai Molières 2011 come migliore spettacolo privato, migliore adattamento e messa in scena. L’opera è stata scritta da Vahè Katcha, autore armeno naturalizzato francese, ed elaborata drammaturgicamente da Julien Sibre. La storia del suo adattamento in italiano è lunga. Gianluca Ramazzotti, interprete e produttore dello spettacolo, tentò di farsi inviare il copione già nel 2010, aiutato dallo stesso Sibre. Nel frattempo però Katcha era scomparso e ci vollero tre anni per sbrigare la questione dei diritti. Scrive Ramazzotti: “Serviva però una mano italiana, un autore che potesse rendere nella traduzione e nel suo adattamento ogni singola sfumatura, e ogni piccolo passaggio in un contesto storico come quello che viveva l’Italia in quegli anni. Non conoscevo personalmente Vincenzo Cerami, quindi gli inviai una mail con il testo in francese. La sua risposta non tardò ad arrivare, era rimasto anche lui colpito dal potere della trama e dalla galleria di personaggi dipinta dagli autori, così tremendamente reali, cosi spaventosamente vicini a ciascuno di noi. Nonostante i suoi problemi di salute, Vincenzo ha portato a termine la traduzione e l’adattamento come solo un grande professionista riesce a fare nel febbraio 2013. Dopo pochi mesi Vincenzo ci ha lasciati, mi aveva detto che voleva assistere alle prove per poter meglio definire sugli attori i dialoghi del testo e capire se tutto funzionava come era stato pensato e adattato… una preziosità in più di un grande perfezionista che in vari incontri avevo cominciato a conoscere. Sono felice di aver ‘osato’ nel mandargli il testo nell’estate 2012”.
Siamo al Teatro Duse, sabato 23 marzo. La scena è quella di un salotto borghese. Un montaggio di filmati storici proiettati su telo bianco introduce il quadro temporale, storico e sociale della vicenda. È il 1943, l’Italia è occupata dai tedeschi, ma quella sera si festeggia il compleanno della padrona di casa, Sofia, una giovane moglie all’apparenza devota sebbene un po’ civetta. Gli invitati sembrano il riassunto della borghesia europea sotto il giogo nazista: Vittorio, il marito che si rifugia nel commercio di libri antichi per evitare di interrogarsi sull’orrore del presente; Francesca, una giovane vedova di guerra legata alla resistenza; Pietro, un cieco e ironico invalido di guerra; Il Dottore, un collaborazionista che riconosce ai tedeschi il merito di aver fatto sparire dalle strade “gentaglia come zingari e omosessuali”; Vincenzo, un professore di filosofia dalla mente sveglia e gli appetiti ambigui; Andrea, un affarista che grazie al commercio di rottami di ferro con gli invasori mantiene alto il suo tenore di vita e può offrire champagne, prelibatezze e battute grossolane ai presenti; Massimiliano è l’unico assente.
Nonostante le divergenze, il gruppo sembra permeato da una forte amicizia e la convivialità non manca. Tuttavia il tentativo di dimenticarsi della guerra fallisce. Due soldati tedeschi vengono uccisi a colpi di pistola proprio sotto l’appartamento di Sofia e Vittorio. La reazione della Gestapo è immediata, venti ostaggi saranno fucilati a meno che il colpevole non venga trovato. Entrato in casa il comandante tedesco incaricato del rastrellamento riconosce Vittorio, dal quale compra spesso libri. In un perverso rituale di cortesia decide allora di lasciare agli invitati la scelta dei due ostaggi che dovranno sacrificarsi. È l’inizio della fine. Inizialmente il gruppo agisce compatto per trovare una soluzione; cerca di contrattare, di creare diversi, di corrompere con soldi e favori sessuali il gerarca, di farsi raccomandare, ma non c’è nulla da fare. Così pian piano, pezzo dopo pezzo crolla ogni empatia. Si sgretola ogni legame affettivo e solidarietà lasciando emergere codardia, opportunismo, tradimenti, menzogne e un impellente e cieco istinto di sopravvivenza.
Non esistono eroi in questa storia e, nonostante l’inaspettato finale, niente potrà più essere come prima. La Cena delle Belve è uno spettacolo ricco di momenti tensivi, humor nero, dialoghi e monologhi brillanti e toccanti; lo spettatore non può fare a meno di ridere, soffrire e immedesimarsi nelle vicende dei personaggi tenuti vivi da un cast sempre all’altezza. L’intero spettacolo restituisce un quadro dalle tinte realiste e umane, senza forzature né manierismi. Importante l’uso dei bellissimi disegni animati di Cyril Drouin, cui spetta il compito di introiettare nella scena gli orrori del mondo esterno e l’inesorabile incedere del tempo.
A seguire la lista dei credits: “La Cena delle Belve” di Vahé Katcha; elaborazione drammaturgica di Julien Sibre; versione italiana di Vincenzo Cerami. Con Marianella Bargilli, Francesco Bonomo, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianlunca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Emanuele Salce, Silvia Siravo. Costumi di Francesca Brunori; scene di Carlo De Marino; direzione tecnica di Stefano Orsini; disegno luci di Giuseppe Filipponio. Produzione Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production Srl / Centro D’arte Contemporanea

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