Recensioni Teatro
Tino Caspanello | Bar Stella
13 febbraio 2020
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Di Leonardo Mercadante

Per la prima nazionale di “Bar Stella”, scritto e diretto da Tino Caspanello, il Teatro dei 3 Mestieri a Messina ha registrato il sold-out. Per chi c’era non è difficile capire perché.

Tino Caspanello - Bar Stella - Leonardo MercadanteMessina – Ci sono luoghi all’apparenza dozzinali. Luoghi anonimi, senza bellezza, dove la vita scorre tra la plastica e il cemento. Sono quei bar suburbani dove nessuno vuole passare più tempo di quello che serve per prendere un cornetto, un cappuccino, o un bicchiere di vino. Luoghi di transito per tante persone che, a un primo sguardo, potrebbero apparire grigie, dozzinali. Eppure talvolta, in quei luoghi, sembra di riuscire a catturare qualcosa di ineffabile. Sembra di avere tra le mani una stella; di afferrare finalmente il significato profondo della parola “umanità”. Ma è solo un attimo, al quale il più delle volte non si sa dare né corpo né voce, e poi via, ognuno preso dalla propria quotidianità.Tino Caspanello quella bellezza deve averla scorta molte volte ma, a differenza nostra, è riuscito a metterla in scena; a dar ad essa  una drammaturgia, delle parole e dei silenzi.
Andate a vedere “Bar Stella”, ma senza aspettarvi ritmi serrati e muri verbali; godetevi piuttosto le pause. Godetevi il silenzio. Tino Caspanello è riuscito a far parlare una realtà effimera; a mettere speranza in una storia apparentemente disperata; a parlare di qualcosa di autentico con il linguaggio del teatro, di cui è maestro.
Tre sono gli attori in scena: Francesco Biolchini, Cinzia Muscolino e Tino Calabrò. Tre attori che portano avanti, senza sbavature né caricature, il difficilissimo compito di dare vita a quell’attimo magico di rivelazione in cui tutto sembra incomprensibile ma poi, all’improvviso, basta una parola, un gesto, uno sguardo e tu, pubblico, non puoi fare altro che rivederti in quelle storie; di commuoverti per i mille ‘Ntoni che hai incontrato e a cui hai voltato le spalle; per tutti i Giupè che ogni giorno prendono l’autobus e si fanno carico di una colpa di cui non sanno disfarsi; per tutte le Stella che hai degnato a malapena un’occhiata; per tutte le stelle che non hai mai avuto il coraggio di afferrare.
“Bar Stella” è uno spettacolo di poco meno di un’ora che parla dell’imbarazzato sorriso che la vita ci regala ogni giorno; di come sia difficile vivere davvero; di quella meravigliosa e tormentata cosa che sono i legami; di memoria e di stupore.
E noi, spettatori, di fronte a quella scenografia minimale – a cura di Cinzia Muscolino – non possiamo fare altro che commuoverci e ridere con ‘Ntoni (Tino Calabrò) perché, proprio come lui, perdiamo la memoria e viviamo nel nostro mondo; e tra le simpatiche piccole/grandi manie di Stella (Cinzia Muscolino) e la timida bontà di Giupé (Francesco Biolchini) si giunge alla fine di questa commovente e delicata storia di vita e di solitudine portata avanti con eleganza e sensibilità.
E all’uscita del teatro rimane palpabile un messaggio di coraggio: il coraggio per prendere sul serio il giorno del proprio compleanno; il coraggio per superare i propri rimorsi; il coraggio per capire che le persone di cui ci prendiamo cura si prendono, a loro volta, cura di noi; il coraggio per afferrare le stelle e metterle in tasca; il coraggio per ballare senza vergognarsi della propria goffaggine; il coraggio per salire su una bicicletta e guardare il cielo, senza paura di cadere.
“Bar Stella” è scritto e diretto da Tino Caspanello; con Francesco Biolchini, Tino Calabrò e Cinzia Muscolino; scene e costumi di Cinzia Muscolino; assistente alla regia Maria Rosa Biginelli; una produzione Teatro Pubblico Incanto.

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