Recensioni Teatro
Compagnia Santina Porcino - Vinafausa
7 novembre 2016
0
, ,

L’interpretazione misurata, che è delicatezza per la storia trattata, lascia ampio spazio alla meditazione, e fa dello spettacolo un manifesto contro l’ingiustizia e l’omertà.

La “vinafausa” è quella vena del terreno dove ormai non passa più acqua; resta solo fango da fare essiccare. Come quel fango che è stato buttato sulla vicenda di Attilio Manca, giovane urologo barcellonese, il migliore, e forse proprio per questo, condannato.

Nel 2004 Attilio Manca scompare in circostanze misteriose: viene ritrovato poi morto in casa sua a Viterbo. Il corpo è coperto di ecchimosi, due buchi nel braccio, si parla di overdose e poi di suicidio. Ma c’è sotto qualcosa di più. Da allora fango ne è stato gettato, e pure parecchio, ma c’è chi, come i familiari, ha provato nel tempo a riportare a galla la questione, a fare nomi, come quello di Bernardo Provenzano.

“Vinafausa. In morte di Attilio Manca” è lo spettacolo, produzione della “Compagnia Santina Porcino”, che inaugura la stagione “È tempo di teatro” realizzata dal “Clan degli Attori” di Mauro Failla e Giovanni Maria Currò.

Tre gli attori in scena per raccontare la vicenda, in uno spazio, quello del Clan Off di via Trento, che vive di un’atmosfera intima, fatta di mattoni rossi e legno scricchiolante. Si ripercorrono eventi importanti della vita di Attilio, interpretato da Michelangelo Maria Zanghì, anche regista, sul palco insieme a Francesco Natoli e Simone Corso, i cui testi danno voce a una mafia senza scrupoli, a un sogno di diventare medico e aiutare gli altri, “la gente del deserto”, a un progetto di vita, a una misteriosa operazione per un uomo sconosciuto , a un sospetto smentito, a un’autopsia crudele.

Testi che sono diretti, semplici, compiono una messinscena che si contorna di piccoli episodi nei quali gli attori cambiano ripetutamente il loro ruolo, mentre tutto tende all’evocazione di un epilogo, nei tratti di un’ironia caustica, che è soprattutto denuncia sociale.

L’interpretazione misurata, che è delicatezza per la storia trattata, lascia ampio spazio alla meditazione, e fa dello spettacolo un manifesto contro l’ingiustizia e l’omertà.

Dopo diverse repliche in provincia,”Vinafausa. In morte di Attilio Manca.” approda a Messina. E lo fa ancora senza altre pretese se non quella di fare rivivere il ricordo di Attilio, con una riflessione colma di rabbia che sgomenta gli spettatori di questa terra di sole e di mafia e vuole levare fango, mettere a nudo la verità, perchè, dicono le note di regia, “non è una storia da raccontare, ma piuttosto un insieme di indizi che, messi insieme, indagano su chi siamo stati, chi siamo e chi vorremmo essere.”

Il prossimo appuntamento della stagione del Clan Off Teatro è per il 19 e 20 novembre con “Giacominazza” di Luana Rondinelli.

Gabriele Casablanca

Vedi anche:

Auretta Sterrantino | CENERE. Per una poetica dell'impossibile

L’interpretazione misurata, che è delicatez...

continua

Teatro, streaming e altre parole che non dovrebbero far paura

L’interpretazione misurata, che è delicatez...

continua

Aldo Rapé | Pinuccio. Storia di un caruso

L’interpretazione misurata, che è delicatez...

continua

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *